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Una riscoperta: Grano Saraceno Siberiano Valtellinese
La collaborazione tra il nostro salvatemi Patrizio Mazzucchelli e l'Università della Montagna di Edolo ha portato ad importanti risultati per la salvaguardia del Grano saraceno siberiano valtellinese.

Si è tenuta settimana scorsa l'audizione pubblica per la registrazione della varietà Grano saraceno siberiano valtellinese riscoperto dal nostro salvasemi Patrizio Mazzucchelli.

Le numerose fonti storiche hanno potuto avvalorare l'iter per il riconoscimento del Grano saraceno siberiano valtellinese quale varietà da conservazione, fondamentale è stato il documento del Prof. Giacomini scritto negli anni Cinquanta dal titolo „Il grano saraceno siberiano in Valtellina". Si è quindi potuto apprendere che questa varietà fu introdotta da Ignazio Bardea a Bormio nel 1785. Già allora si sapeva che era coltivabile oltre i 1000-1200 mslm, piantata di solito a fine di luglio dopo la segale, con una buona resistenza al calore estivo e al freddo autunnale. La causa del suo abbandono fu il sapore più amaro rispetto al Grano saraceno comune.

Oggi però quest'amarezza possiamo ricondurla all'elevato contenuto di rutina, un flavonolo (categoria dei polifenoli) con proprietà simili alla quercitina con le seguenti funzioni: antiossidante, contro l’osteoartrite e la mucotosite (effetto collaterale dei chemioterapici), rafforzamento dei vasi sanguigni. La scoperta permessa dai ricercatori dell'Università della Montagna di Edolo è di grande sostegno per dare un valore economico al Grano saraceno siberiano valtellinese, finora considerato poco più di un'erbaccia...

Intanto dall'abilità di Greta Roganti e Patrizio Mazzucchelli sono già partiti degli esperimenti di produzione di pasta, pane e biscotti contenenti la varietà che preziosamente custodiscono!

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